• Category Archives Uncategorized
  • Perché prima di tutto siamo attivisti

    Perchè prima di tutto siamo “attivisti senza ansie da prestazione”.

    Nel “Non Statuto”, all’Art.7 si dice anche: ” L’identità dei candidati a ciascuna carica elettiva sarà resa pubblica attraverso il sito internet appositamente allestito nell’ambito del sito; altrettanto pubbliche, trasparenti e non mediate saranno le discussioni inerenti tali candidature. Le regole relative al procedimento di candidatura e designazione a consultazioni elettorali nazionali o locali potranno essere meglio determinate in funzione della tipologia di consultazione ed in ragione dell’esperienza che verrà maturata nel tempo.” Quale è la cosa importante? Credo senza presunzione che le discussioni inerenti le candidature, trasparenti e pubbliche, sia il concetto che qualifica l’esigenza di proporsi dell’attivista come portavoce. La discussione che porta a designare un candidato deve essere pubblica e trasparente. Dove? Se non in un gruppo di attivisti’ che magari nel frattempo ha “sfacchinato” a dovere per proporre e contribuire al M5S. Il Meetup è solo lo strumento informatico che serve ad organizzare incontri e riunioni, ma quello che conta è l’assemblea pubblica e trasparente dove “ognuno” e cioè tutti valgono uno. Se mi autocandido chi legittima le mie aspirazioni a lavorare bene come portavoce? Devo aspettarmi che scenda dal ritiro di Nervi il Beppe nazionale a benedire questa avventura?
    Tra democrazia diretta e democrazia evaporata a volte è bene cominciare da quella partecipata. lavoriamo insieme ad altri attivisti per studiare e proporre tematiche di confronto che sollevino l’interesse comune per i problemi del territorio che tutti i giorni assillano il cittadino. il ruolo di portavoce è solo funzionale a portare nelle amministrazioni un po di buon senso pentastellato, ma da attivista pensate che si faccia di meno? Esiste “Rousseau” uno strumento di democrazia nelle mani del cittadino dove ognuno può contribuire con delle proposte che possono diventare materia di discussione legislativa in parlamento. Esiste un modello culturale che guida le azioni di buon senso come “la carta di Firenze” o più semplicemente la voglia di fare la differenza anche con poco, un’iniziativa di solidarietà, un’atteggiamento positivo nei confronti di tutti, lo spirito del “voglio lasciare il mondo meglio di come lo ho trovato”.