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Non si ferma l’avanzata del “panino da casa”. E’ di pochi giorni fa la sentenza del Consiglio di Stato che per la prima volta è stato chiamato a pronunciarsi sul diritto degli alunni di consumare a scuola pasti non distribuiti dalle mense. La motivazione della sentenza parla di libertà delle decisioni assunte dai dirigenti scolastici, di libera scelta da parte dei genitori nella scelta alimentare per i propri figli. E così, dopo il caso dello scorso anno di Torino, anche il massimo organo vieta ai comuni di imporre il servizio mensa nelle scuole. Servizio che più volte è stato contestato dai genitori, che si sono riuniti in comitati (a Milano esiste perfino una pagina facebook) per difendere i propri diritti e che spesso si sono lamentati a causa del costo elevato e della scarsa qualità del cibo fornito. Pochi però sanno che la capofila di questa rivolta è stata Treviglio, dove già nel settembre 2016 era stato dato il via libera all’iniziativa portata avanti dal Movimento 5 Stelle locale, che aveva indetto una raccolta firme, arrivata poi in regione grazie all’allora consigliera regionale Paola Macchi. Il successo e la validità del progetto hanno fatto sì che sempre in più comuni si sia richiesto di poter scegliere e questa nuova sentenza peserà su tutte le vertenze aperte in numerose regioni italiane.
Sia chiaro, la nostra non è una battaglia contro le mense scolastiche, ma a favore della libertà di scelta di genitori e alunni di scegliere il servizio fornito dai vari concessionari esterni o di preparare e portare il proprio pasto da casa, nel rispetto delle linee guida della buona e sana alimentazione.

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